TELEFONATE DAI MORTI

Ondine riceve una strana telefonata che la sconvolge: la madre Daniela, morta da più di due anni, la chiama per lasciarle un messaggio importante.

Il fenomeno della comunicazione o transcomunicazione, con gli spiriti è conosciuto da migliaia di anni. Gli antichi sciamani erano in grado di contattare il mondo degli spiriti. I mezzi di comunicazione spesso erano dei colpi sul tavolo, la tavola Ouija, la scrittura automatica e attraverso i medium in trance.

Nel 1920 Thomas Edison ha confermato che stava lavorando su una sorta di telefono per contattare il mondo degli spiriti. Guglielmo Marconi e Nicola Tesla erano anche convinti della possibilità di un collegamento strumentale dell’aldilà.

Nei decenni che seguirono, il microfono, il registratore e l’altoparlante sono stati gli strumenti più utilizzati per la comunicazione transdimensionale.

Dell’esistenza di questa fenomenologia si è venuti a conoscenza solo in tempi relativamente recenti (1979) con la pubblicazione del libro “Phone Calls from the Dead” di D. Scott Rogo e Raymond Bayless.

Gli eventi di cui finora si è a conoscenza possono essere classificati come segue:

  • Chiamate telefoniche in cui il ricevente riconosce nel comunicante, iniziatore della chiamata, un defunto.
Tipicamente caratterizzate da estrema brevità e difficoltà a mantenere il contatto.
  • Chiamate telefoniche in cui il ricevente non sa che il comunicante, iniziatore della chiamata, è defunto oppure risposte a chiamate telefoniche fatte da persona vivente la quale non sa che il ricevente, al momento della chiamata, è defunto.
In queste telefonate la lunghezza è maggiore, dovuta proprio alla non conoscienza della morte. In genere il defunto non fa cenno al suo stato esistenziale, anzi scoraggia eventuali iniziative da parte del vivente che farebbero conoscere la verità. Sembra quasi che i defunti cerchino di evitare, durante la telefonata, di creare situazioni scioccanti nell’interlocutore. Da quanto è possibile evincere da questi casi, sembra sussistere una proporzionalità inversa tra durata della telefonata e consapevolezza del vivente di interloquire con un defunto.
    • Telefonate attribuite a persone viventi, senza che queste le abbiano mai fatte fisicamente (telefonate rimaste nelle intenzioni di chi voleva farle).

Sempre dal libro di Scott Rogo e Bayless si evince che le telefonate arrivino a persone che le cercano e sono preparate a riceverle, la loro durata, a quanto sembra, dipende dalla controparte dell’altra dimensione, poiché è lei che inizia e chiude la conversazione.
Le telefonate vengono fatte in modo mirato e denotano una certa organizzazione nell’aldilà in “gruppi di lavoro”.
 I contenuti si presentano piuttosto formali, con scarsa carica emotiva.
Il comunicante dimostra una precisa volontà di instaurare, assieme al proprio “gruppo di lavoro”, una rete internazionale di comunicazione dall’altra dimensione per far capire all’uomo questa realtà.

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