OGGETTI POSSEDUTI

Durante le loro investigazioni, Ondine e Benjamin affrontano uno spirito intrappolato in uno specchio.

Gli oggetti definiti posseduti presentano un legame con lo spirito, provocando fastidi al vivente che lo possiede. Il termine fu coniato da Ed Okonowicz, un ricercatore che per primo investigò su questi fenomeni.

L’abilità degli spiriti a penetrare negli oggetti è ben conosciuta dal mondo della magia, in cui si cercano proprio oggetti maledetti o dotati di poteri per riti magici.

La liberazione di spiriti malvagi da oggetti antichi è un topos molto frequente nel flolklore mondiale. In Psicometria si parla di oggetti in grado di acquisire l’essenza di chi li ha posseduti in vita; alcuni sensitivi dichiarano di essere in grado di ricevere “immagini” da parte dell’oggetto sfiorandolo.

Gli investigatori del paranormale vengono spesso consultati da persone che sono venuti in possesso di un oggetto di seconda mano; spesso si tratta di bambole che provocano fenomeni simili a poltergeist, apparizioni, incubi notturni e visione. In alcuni casi si tratta persino di oggetti nuovi: Okonowicz parla nei suoi scritti di un letto in legno che provocava fenomeni paranormali agli acquirenti e correlato a uno spirito di un bambino, morto probabilmente vicino all’albero con cui fu fatto il letto.

John Zaffis, esperto di demonologia, ha collezionato durante la sua vita centinaia di oggetti posseduti e purificati raccolti durante le sue investigazioni paranormali.

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VIBRAZIONE UNIVERSO

Lysandra, durante l’incontro con Ondine, parla della vibrazione dell’Universo.

Suoni e musica sono composti di vibrazioni, l’ unità di misura è l’ Hertz. L’ universo ha una frequenza armonica di 432 Hz, in contrapposizione a 440 Hz, che è lo standard della musica al giorno d’oggi.

Nel 1884, Giuseppe Verdi ottenne  dalla commissione musicale del Governo, un decreto legge che normalizzava il diapason ad un LA di 432  oscillazioni al secondo. Il decreto è esposto al Conservatorio G. Verdi di Milano. Verdi scrisse una lettera alla commissione, sostenendo: “Fin da quando venne adottato in Francia il diapason normale (che allor era dia 435Hz), io consigliai venisse seguito l’esempio anche da noi; e domandai formalmente alle orchestre di diverse città d’Italia, fra le altre quella della Scala, di abbassare il corista (diapason) e di uniformarsi al normale francese. Se la Commissione musicale istituita dal nostro Governo crede, per esigenze matematiche, di ridurre le 435 vibrazioni del corista francese in 432, la differenza è così piccola, quasi impercettibile all’orecchio, ch’io aderisco di buon grado. Sarebbe grave, gravissimo errore, adottare come viene da Roma proposto un diapason di 450 vibrazioni. La lingua musicale è universale: perché dunque la nota che ha nome LA a Parigi o a Milano dovrebbe diventare un Si bemolle a Roma?

 

Nel 1939 i nazisti in Germania, invece determinarono i 440 Hz, come chiave ufficiale del diapason. Gli inglesi volevano ufficcializzarla in tutto il mondo, ma non ci riuscirono fino al 1953 quando ad un congresso di musicisti a Londra, decisero per maggioranza di voti che i 440 Hz dovevano  essere l’ intonazione di norma internazionale. Molte delle proteste di musicisti francesi e anche italiani, che volevano 432 Hz come standard, non furono accolte purtroppo.

Al giorno d’oggi, la maggior parte degli strumenti musicali vengono prodotti già adeguati a 440 Hz. Secondo molti amanti della musica, l’ accordo e il brano a 432 Hz risulta più bello per l’udito, è più morbido, più luminoso.

È risaputo che il suono a 432 Hz è collegato al chakra del cuore, “il chakra del sentimento”, diversamente dalla frequenza a 440 Hz che lavora sul chakra del cervello “controllo mentale”.

L’ascolto di musica in 432 Hz quindi potrebbe avere una buona influenza sullo sviluppo spirituale dell’ ascoltatore. Non comprendere i cicli d’oscillazione di un suono significa non tener conto della natura stessa della materia e dell’intero Universo.

Tra i sostenitori e divulgatori del ritorno al diapason 432 Hz, spicca il nome del famoso cantante dei Rolling Stones, Mick Jagger.

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CASTELLO DI HASDEU

La storia di Iulia è vera, per quanto si possa credere che uno spirito parli ai suoi famigliari dall’Aldilà.

Il castello di Iulia Hasdeu è una dimora costruita a Câmpina, Romania, dal padre Bogdan Petriceicu Hasdeu, filosofo, politico e scrittore della fine dell’800 e inizi ‘900.

I lavori iniziarono nel 1893 dopo la morte di Iulia, evento drammatico che segnò la vita del padre. Bogdan si avvicinò allo spiritismo per poter “dialogare” con lo spirito della figlia.

Gli scritti di Hasdeu rivelano che il contatto con la figlia portò alla costruzione della dimora, con indicazioni chiare su come dovesse essere.

Dal 1955 il castello divenne Monumento Nazionale e museo in cui sono racchiusi gli oggetti personale della famiglia, le foto e i documenti “manoscritti” delle comunicazioni tra padre e figlia.

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SCRITTURA AUTOMATICA

Lysandra riesce a entrare in contatto con lo spirito di Iulia attraverso la scrittura automatica.

La scrittura automatica è il processo di scrivere frasi che non arrivano dal pensiero cosciente dello scrittore. Può avvenire in stato di trance, oppure in maniera cosciente ma senza la consapevolezza di quello che si sta scrivendo. È stata a volte utilizzata in psicoanalisi come possibile strumento per fare emergere conflitti inconsci. È uno degli strumenti più importanti della tecnica di scrittura surrealista.

A parte i casi di frode, la scrittura automatica avviene spesso in totale buona fede: gli psicologi la interpretano come il frutto dei cosiddetti automatismi, comportamenti guidati da associazioni inconsce.

Secondo la parapsicologia, questo fenomeno potrebbe permettere di entrare in contatto non solo con i propri cari già trapassati ma anche con personaggi noti della storia e persino con sconosciuti non solo al soggetto ma a tutti. Non esistono però prove scientifiche che la scrittura automatica trasmetta altre informazioni oltre a quelle contenute nella mente dell’individuo che sta scrivendo.

Il termine “scrittura automatica” fu usato per la prima volta nel 1861 da Allan Kardec, considerato il padre dello spiritismo francese, che lo riteneva il mezzo più semplice e più completo per poter stabilire relazioni con gli spiriti. Nello spiritismo si usano anche le espressioni “scrittura medianica” o “scrittura spiritica”. Nel 1934 Gino Trespoli definì il fenomeno come “psicografia”, comprendendo anche la presunta capacità di un sensitivo di influenzare la materia fotosensibile di una lastra fotografica, imprimendovi un’immagine di una scena pensata.

Oltre che nello spiritismo, la scrittura automatica è praticata anche nella New Age: secondo i suoi sostenitori, attraverso questo tipo di scrittura si può diventare “canali” e comunicare con le divinità, gli spiriti della natura, i defunti, entità multipersonal e l’inconscio collettivo.

Da Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/Scrittura_automatica

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Erzsébet Báthory

 

Erzsébet Báthory, conosciuta anche come Elisabetta Bathory, soprannominata la Contessa Dracula o Contessa Sanguinaria nacque nel 1560 e morì nel 1614. É considerate la più prolifica serial killer della storia. Le vittime oscillerebbero tra le cento accertate e altre trecento di cui era fortemente sospettata all’epoca; secondo un diario trovato durante la perquisizione in casa sua, le vittime sarebbero più di seicento.

Erzsébet nacque a Nyìirbàtor, un villaggio nel nord-est dell’attuale Ungheria, ma venne allevata nella proprietà di famiglia di Ecsed in Transilvania. L’albero genealogico dei Bàthory comprendeva vari eroi di guerra, un cardinale e un re polacco. Nella sua famiglia, a causa della consanguineità, non mancavano malattie del sistema nervoso: molti suoi membri mostravano segni di schizofrenia e altri disturbi mentali.

Fin da bambina, diede segni di squilibrio. All’età di circa sei anni fu testimone di un fatto che lasciò su di lei una traccia indelebile: uno zingaro invitato a corte fu condannato a morte per aver venduto i figli. Elisabetta assistette alla macabre condanna.

All’età di 13 anni, incontrò suo cugino, il principe di Transilvania, il quale, sotto i suoi occhi, fece tagliare naso e orecchie a 54 persone sospettate di aver fomentato una ribellione dei contadini.

Nel 1575 sposò il promesso Ferenc Nádasdy. Il marito, persona crudele e spietata, aveva studiato a Vienna. Amava torturare i servi, senza però ucciderli. Essendo Nádasdy quasi sempre lontano da casa per combattere i turchi, la responsabilità del castello di era affidata ad Erzsébet.

Erzsébet amava vestirsi da maschio e verso i 18-19 anni ebbe una figlia illegittima che venne affidata ad un contadino. Nella leggenda popolare si dice che questa bambina sia la progenitrice di alcune delle famiglie più antiche della zona, quali i Mansfeld, i Riddler e gli Helbinger. Nei primi dieci anni di matrimonio non ebbe figli, ma nei nove anni seguenti partorì tre figlie e un figlio. Fu una madre molto protettiva.

L’incontro più importante fu Dorothea Szentes, un’esperta di magia nera che incoraggiò le sue tendenze sadiche. Dorothea conosciuta come Dorkò insegnò a Erzsébet la stregoneria.

Si dice che un giorno, dopo aver schiaffeggiata una serva, alcune gocce di sangue colarono dal naso di questa sulla mano della contessa. La Báthory credette, in seguito, che in quel punto specifico della mano la sua pelle fosse ringiovanita. Chiese agli alchimisti delucidazioni. Costoro, pur di compiacerla, si inventarono la storia che raccontava di una giovane vergine il cui sangue aveva avuto effetti analoghi sull’epidermide raggrinzita di un aristocratico. La Báthory finì con il convincersi che fare abluzioni nel sangue di giovani, o berlo quando queste fossero state particolarmente avvenenti, le avrebbe garantito la giovinezza eterna.

Si stima che abbia cominciato ad uccidere nel periodo dal 1585. Il marito ed i parenti sapevano delle sue inclinazioni sadiche, ma non intervennero. Le sue vittime, venivano spogliate, incatenate a capo in giù, quindi, seviziate. Le loro gole venivano recise ed il sangue fluiva, pronto per essere raccolto e usato da Erzsébet.

Quando le denunce per le sparizioni delle signorine aristocratiche arrivarono alla Chiesa Cattolica, l’imperatore Mattia II intervenne ordinando un’indagine sulla nobildonna. Gli inviati dell’imperatore entrarono di nascosto nel castello e colsero sul fatto la Báthory mentre torturava alcune ragazze.

Fu incriminata e murata viva nella sua stanza con un foro per ricevere il cibo. Morì suicida quattro anni più tardi, lasciandosi morire di fame in cella. Altre quattro persone, tra cui la fedelissima domestica Ilona Joo e l’amante Laszlo, un esponente della piccola nobiltà locale, furono condannati come suoi complici e torturati con le seguenti sentenze: Fizkco, venne decapitato e gettato nel fuoco, Ilona Joo ebbe le dita amputate e fu bruciata viva assieme a Dorko. Katalyna Beniezky, la meno cattiva del gruppo della Contessa Bathory, ebbe una condanna mite, perché ella si limitava solamente a nascondere i cadaveri delle fanciulle uccise e a volte cercava di dar loro da mangiare a rischio della sua stessa vita.

Erroneamente Erzsébet veniva considerata discendente della celebre figura Vlad III Dracula. Tale teoria è stata però alimentata negli anni solo da storie e leggende popolari. Vlad III fu infatti un principe di etnia romena. Erzsébet fu una contessa di etnia magiara e nel suo albero genealogico non sembrano essere presenti antenati romeni.

 

Fonte principale: Wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Erzsébet_Báthory

Per approfondire: La contessa sanguinaria, di Alejandra Pizarnik

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